Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace e la grazia di Dio, nostro Padre, siano con tutti voi.
Signore, che ci chiami a donare ciò che è tuo, abbi pietà di noi. Cristo, che conosci il peso dei nostri cuori e le nostre lacrime, abbi pietà di noi. Signore, che ci prometti la vita eterna nella tua casa, abbi pietà di noi.
Ci sono momenti, nella vita di una famiglia, in cui il tempo sembra fermarsi su un dettaglio apparentemente insignificante: un paio di scarpe lasciate vicino alla porta, il riflesso di una luce su un tavolo, o il ricordo di una risata che ancora vibra tra le pareti di casa. Oggi, nel Vangelo, Gesù ci invita a guardare una moneta. Non è un oggetto prezioso, non è un gioiello; è un pezzo di metallo, segnato da un volto e da un'iscrizione. 'Di chi è questa immagine?', chiede Gesù. E in quella domanda, in quel gesto di mostrare il denario, si nasconde la chiave di tutto ciò che siamo e di tutto ciò che abbiamo perduto e ritrovato in Dio.
Pensate a Benjamin. Pensate a quel ragazzo che amava le cose concrete, che amava capire come funzionasse il mondo: il codice, l'infrastruttura di un server, la rotta di un Boeing 737. Ben aveva una mente che cercava l'ordine nelle cose, che voleva comprendere il disegno dietro il funzionamento di un motore o di un algoritmo. Ma, al di là di quella brillante intelligenza, c'era in lui un'immagine che brillava ancora più forte: l'immagine di Dio. Quella dolcezza, quel sorriso che sapeva illuminare le giornate, quella capacità di empatia che lo portava, a soli quindici anni, a voler offrire tutto ciò che aveva — il suo intero salvadanaio — per aiutare lo zio William, sono il segno che Ben non apparteneva solo alla terra, né solo a questa vita. Apparteneva a Colui che lo aveva creato a sua immagine.
Oggi, a quattro mesi da quel 13 giugno, il silenzio in casa Vo è un peso che molti di voi conoscono bene. Alan, Thao, Ryan, so che ci sono mattine in cui il risveglio è una lotta, in cui il vuoto di Ben non è un'idea astratta, ma una realtà che vi bussa alla porta. Ci sono momenti in cui il cuore si sente come se fosse stato svuotato, e la mente, nel tentativo disperato di trovare una logica, torna a interrogare il passato. Si chiede: 'Perché? Potevo fare di più?'. Ascoltatemi bene, perché questa è la verità che deve liberare i vostri cuori: il dolore non è una colpa. La malattia, quel mistero oscuro e incomprensibile, non è mai una punizione, né il risultato di un vostro errore. Voi avete amato Benjamin con una dedizione che è stata un riflesso puro dell'amore di Dio. Non avete mancato a nulla. Dio non vi accusa. Dio non cerca colpevoli; Dio cerca figli da consolare. Siete innocenti, siete amati, e siete custoditi in un abbraccio che non ha fine.
Gesù, nel Vangelo, dice: 'Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio'. Spesso interpretiamo queste parole come una divisione tra il mondo e la fede. Ma Gesù sta dicendo qualcosa di molto più profondo: tutto appartiene a Dio. Anche il nostro dolore, anche la nostra assenza, anche il ricordo di Ben. Quando Gesù chiede di chi sia l'immagine sulla moneta, ci sta chiedendo di riconoscere l'immagine che portiamo dentro. Noi portiamo l'immagine di Dio, e per questo non apparteniamo al nulla, non apparteniamo alla morte, non apparteniamo alla fine. Apparteniamo al Padre. E se Ben ora vive nel 'Banquet of Heaven', è perché egli è tornato all'Origine, è tornato a Colui che lo aveva pensato prima ancora che venisse al mondo.
San Paolo, nella seconda lettura, parla del 'lavoro della fede' e della 'fatica della carità'. È esattamente ciò che avete vissuto e che continuate a vivere. La vostra vita, in questi mesi, è stata un atto di fede continuo, un lavoro di amore che non si è fermato nonostante la stanchezza estrema. Quel pozzo che avete dedicato in Vietnam, quel 'Giếng Gioan Baotixita' che disseta chi ha sete, è il segno che l'amore di Ben non si è spento. È un'acqua viva che continua a scorrere. È la prova che un giovane di quindici anni, che sognava compagnie aeree e futuro, ha lasciato un'eredità che non è fatta di oggetti, ma di vita donata.
Ryan, fratello caro, tu che porti nel cuore il ricordo di Ben, sappi che il legame tra voi è un legame eterno. Non aver paura di sentire la sua mancanza, non aver paura di vivere la tua vita con gioia. Ben non vorrebbe vederti fermo nel dolore. Vorrebbe vederti sognare, vorrebbe vederti crescere, vorrebbe che continuassi a cercare la bellezza nel mondo. Lui è lì, accanto a te, nel silenzio della preghiera, nel battito del tuo cuore. Non sei solo.
E a voi, Alan e Thao, lasciate che il Signore vi liberi oggi dal peso di ogni dubbio. Non cercate di capire il perché della sofferenza, perché non troverete risposte umane a un mistero divino. Cercate la presenza. La presenza di un Dio che ha pianto per il suo amico Lazzaro, la presenza di un Dio che conosce ogni vostra lacrima. Non c'è nulla che abbiate fatto che non sia stato visto da Dio. Il vostro sacrificio, la vostra cura, il vostro amore per Ben sono stati il suo modo di conoscere l'amore del Padre su questa terra.
Oggi, uscendo da qui, portate con voi questa certezza: Benjamin non è lontano. È nel cuore di Dio, e Dio è qui con voi. Non abbiate fretta di guarire. Abbiate solo la pazienza di camminare un giorno alla volta, sapendo che ogni passo vi avvicina a quel Banchetto dove Ben vi aspetta, con il suo sorriso di sempre, libero da ogni dolore, finalmente a casa. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci protegga dal male e ci conduca alla vita eterna. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.