Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo siano con tutti voi.
Signore, che sei venuto a cercare ciò che era perduto, abbi pietà di noi. Cristo, che hai fatto della tua croce la porta della vita, abbi pietà di noi. Signore, che ci chiami a seguirti sulla via dell'amore, abbi pietà di noi.
C'è un dettaglio che, in questi giorni di settembre, mi torna spesso alla mente pensando a Benjamin: non è un grande evento, non è un traguardo scolastico, ma un’immagine di una semplicità disarmante. È il ricordo di Ben che, con la sua inconfondibile curiosità, si avvicina al finestrino di un aereo. Non sta solo guardando il panorama; sta catturando un frammento di mondo con il suo telefono, con quell’intensità concentrata di chi sa che ogni istante è prezioso, che ogni viaggio è una scoperta. Benjamin Vo non era solo un ragazzo brillante, capace di dialogare con la complessità tecnologica del mondo; era un ragazzo che amava guardare fuori, che cercava sempre un orizzonte più vasto. E oggi, in questo tempo che per voi, Alan, Thao e Ryan, è segnato da un’assenza che pesa come un’eternità, la Parola di Dio ci chiede di guardare proprio a quell’orizzonte.
Il libro dell’Ecclesiaste ci mette davanti a una verità che, nel primo momento, può sembrarci dura: «Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo». C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piangere e un tempo per ridere. Spesso leggiamo queste parole e sentiamo una stretta al cuore. Ci chiediamo: perché questo tempo? Perché un tempo così breve per un ragazzo come Ben? Ma il saggio Qohelet non ci sta dando una lezione di fatalismo. Ci sta dicendo che la nostra vita, con tutte le sue gioie e i suoi dolori, è inserita in un disegno che supera la nostra comprensione immediata. Dio, dice il testo, «ha messo la eternità nel cuore dell’uomo, senza che l’uomo possa scoprire l’opera che Dio ha fatto dal principio fino alla fine». Quell’eternità che Ben portava nel suo sorriso, quella profondità che lo rendeva capace di una compassione così precoce — come quando, un anno fa, voleva offrire il suo salvadanaio per lo zio William — è il segno che lui non apparteneva solo a questo tempo. Apparteneva già a quell’orizzonte infinito che cercava fuori dal finestrino dell’aereo.
So bene, Alan e Thao, che in questi tre mesi il dolore ha bussato a ogni ora. So che vi siete chiesti, nel silenzio della notte, se potevate fare di più, se c’era qualcosa che vi è sfuggito. Quel pensiero, quel tormento che vi sussurra che la malattia sia stata una vostra mancanza, è una menzogna. Voglio dirvelo con la chiarezza dell’amore di Dio: non avete mancato nulla. La malattia non è una punizione, non è un errore di percorso, non è il risultato di una vostra negligenza. È un mistero che appartiene alla fragilità della nostra condizione umana, e Dio non vi accusa. Anzi, Dio vi tiene per mano proprio ora, nel mezzo di questo smarrimento. Non portate il peso di una colpa che non vi appartiene; lasciate cadere quella pietra. Il vostro amore per Ben è stato, ed è, il terreno santo in cui la sua vita è fiorita. Non c’è nulla che avreste potuto fare per impedire ciò che è accaduto, perché la vita e la morte, in ultima analisi, riposano nelle mani di Colui che è la nostra Roccia.
Nel Vangelo di oggi, Gesù si ritira in preghiera. È un momento di solitudine, eppure è lì che avviene la rivelazione più profonda. Gesù chiede ai suoi: «Chi dice la folla che io sia?». E poi, guardandoli negli occhi, chiede: «Ma voi, chi dite che io sia?». È la domanda che oggi risuona per voi. In mezzo a questa prova, in mezzo a questo vuoto che sembra non colmarsi, chi è Gesù per voi? È solo Colui che ha permesso che il vostro ragazzo partisse, o è Colui che ha accolto Ben nel momento stesso in cui il suo respiro si faceva faticoso? Gesù risponde subito dopo: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto... essere ucciso e risorgere il terzo giorno». Gesù conosce il dolore. Gesù conosce il rifiuto. Gesù conosce l’ingiustizia di una vita che viene spezzata troppo presto. Non vi parla dall’alto di una perfezione indifferente; vi parla dalla Croce, dove anche Lui ha provato la solitudine, il dolore, l'abbandono. E in quella Croce, Lui ha già fatto spazio a Ben.
Ryan, fratello caro, tu che sei stato il compagno di giochi e di segreti di Benjamin, so che ti senti come se dovessi camminare con metà del tuo cuore altrove. Non sentirti in dovere di essere forte per entrambi. Non devi sostituirlo, non devi colmare il vuoto con la tua fatica. Tu devi solo continuare a essere te stesso, Ryan. Il legame tra te e tuo fratello non è interrotto dalla morte; è solo cambiato di piano. Lui ti conosce, lui ti guarda, lui è parte di quella 'eternità' che Dio ha seminato nel tuo cuore. Quando ti senti solo, ricorda che non stai camminando da solo; stai camminando insieme a lui verso la stessa meta, verso lo stesso abbraccio. Non c’è nulla che possiate fare che possa separarvi da lui, perché in Cristo siamo tutti uniti, vivi e morti, in un unico corpo.
Pensate a Ben. Pensate a quel ragazzo che, con la sua mente brillante, sognava la 'con chim airlines'. Quel sogno non è morto con lui. È diventato il suo modo di volare verso Dio. Ogni volta che fate un gesto di bene, ogni volta che aiutate qualcuno in suo nome — come quel pozzo d’acqua che disseta chi ha sete in Vietnam, o quel piccolo atto di carità che compite nel segreto — state permettendo alla vita di Benjamin di continuare a scorrere. State dicendo al mondo che l’amore non finisce, ma si moltiplica. Il vostro dolore è grande, ma la vostra fede è più grande del dolore. Non abbiate paura di piangere, ma non abbiate paura nemmeno di sorridere ricordando le sue battute, le sue passioni, il suo modo unico di essere 'il figlio migliore'.
Oggi vi chiedo di fare una cosa piccola, concreta. Quando guardate il cielo e vedete un aereo, non cercate di capire il mistero della sua rotta. Non cercate di risolvere l’equazione del dolore. Semplicemente, sorridete. Pensate a Ben. Ditegli: 'Grazie'. Grazie per essere stato il dono che siete stati chiamati a custodire. E poi, tornate a vivere. Non per dimenticare, ma per testimoniare che l’amore, quello vero, è l’unica cosa che resta quando tutto il resto passa. Siete amati di un amore eterno, e in quell’amore, Benjamin è sempre con voi, al sicuro, nella pace che non ha fine.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore vi benedica e vi protegga, faccia risplendere il suo volto su di voi e vi doni la sua pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.