Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo siano con tutti voi.
Signore, che ci invii i tuoi angeli come custodi, abbi pietà di noi. Cristo, che ci apri le porte del cielo, abbi pietà di noi. Signore, che ci chiami a contemplare il tuo volto, abbi pietà di noi.
C’è un’immagine che, in questi giorni di settembre, mi torna spesso alla mente pensando a Benjamin Vo. Non è una delle grandi imprese del suo ingegno, non è il suo talento per la logica o la sua capacità di navigare tra i codici complessi che amava scrivere. È l’immagine di quel ragazzo che, con la serietà di un adulto e la purezza di un bambino, si metteva a guardare gli aerei. Non era solo un passatempo. Era un modo di guardare oltre. Era il desiderio di connettere mondi, di accorciare le distanze, di sognare un orizzonte vasto come il cielo. Benjamin portava dentro di sé una curiosità che non era mai sazia, una sete di 'volo' che oggi, nella festa degli Arcangeli, risuona con una forza particolare. Gli angeli, nel libro di Daniele, sono descritti come una moltitudine che serve l’Antico di giorni, una schiera che non conosce stanchezza nel lodare il Signore. E Ben, con la sua mente brillante, sembrava già un piccolo esploratore di quegli spazi immensi, pronto a capire il funzionamento delle cose, pronto a sognare la sua 'con chim airlines'.
Oggi, la Parola di Dio ci pone davanti a una realtà che, a prima vista, ci ferisce. Leggiamo nel libro di Daniele di troni che si innalzano, di un fiume di fuoco e di una corte celeste infinita. È una visione di gloria, una visione che ci ricorda che la nostra vita non si esaurisce qui, tra le pareti di una stanza o nel ritmo frenetico dei nostri giorni. Ma so bene, Alan e Thao, che in queste notti silenziose, il vostro cuore ha gridato contro il silenzio del cielo. So che la domanda che vi assale non è teologica, ma viscerale: perché? Perché un ragazzo così brillante, così pieno di vita, così capace di amare, è stato chiamato a lasciare questo mondo così presto? Tre mesi sono passati da quel 13 giugno, e so che per voi il tempo non si misura in giorni, ma in battiti di un cuore che cerca disperatamente di ritrovare un ritmo che sembra perduto. So che in queste notti silenziose, la domanda che vi assale è sempre la stessa: 'Perché?'. E dietro quel perché, si nasconde spesso quella sottile, insopportabile voce che sussurra: 'Potevo fare di più? Ho mancato qualcosa?'.
Voglio dirvi, con la verità che viene dal Vangelo, che questa voce è una menzogna. La malattia non è una punizione. Non è il risultato di una vostra negligenza. Non c’è nulla che avreste potuto fare per impedire che quel filo si spezzasse. La vita e la morte non sono equazioni che noi possiamo risolvere con la nostra vigilanza o con il nostro amore. Sono misteri che riposano solo nelle mani di Dio. Non portate il peso di una colpa che non vi appartiene; Dio non vi accusa, e voi non dovete accusare voi stessi. Siete stati il suo rifugio, la sua casa, il suo amore più grande. E questo, davanti agli occhi di Dio, è tutto ciò che conta. Gesù, nel Vangelo di oggi, dice a Natanaele: 'Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi'. Gesù conosce ogni istante della vita di Ben. Lo ha visto nel suo entusiasmo per gli aerei, lo ha visto nella sua dolcezza, lo ha visto nel suo desiderio di offrire tutto il suo salvadanaio per lo zio William. Gesù non lo ha perso di vista. Lo ha visto sempre.
Il Vangelo ci parla di angeli che salgono e scendono sul Figlio dell'uomo. È un’immagine di connessione. Il cielo non è lontano. Il cielo è dove si trova Gesù, e dove si trova Ben. Quando pensate a lui, non pensate a qualcuno che è 'andato via' in modo definitivo. Pensate a qualcuno che è stato accolto. Pensate a quel ragazzo che, con la sua mente brillante, sognava la 'con chim airlines'. Quel sogno non è morto con lui. È diventato il suo modo di volare verso Dio. Ogni volta che fate un gesto di bene, ogni volta che aiutate qualcuno in suo nome — come quel pozzo d’acqua che disseta chi ha sete in Vietnam, o quel piccolo atto di carità che compite nel segreto — state permettendo alla vita di Benjamin di continuare a scorrere. State dicendo al mondo che l’amore non finisce, ma si moltiplica. Il vostro dolore è grande, ma la vostra fede è più grande del dolore. Non abbiate paura di piangere, ma non abbiate paura nemmeno di sorridere ricordando le sue battute, le sue passioni, il suo modo unico di essere il vostro ragazzo.
Ryan, fratello caro, tu che oggi senti questo vuoto accanto a te, non pensare di dover essere la copia di Benjamin. Non pensare di dover colmare il suo posto. Tu sei Ryan, e il tuo legame con lui non si è interrotto. È solo invisibile. Quando guardi una foto di voi due insieme, quando ricordi le risate, quando ti senti solo nel fare le cose che facevate insieme, sappi che lui è presente in quel ricordo, in quell'amore che continua a legarvi. Non devi essere forte per due. Devi solo lasciarti amare. Dio ti tiene per mano, proprio come teneva per mano Ben. E Ben, ora, è in quel luogo dove non c’è più dolore, dove le ali di cui sognava sono finalmente spiegate. Gli angeli, che oggi festeggiamo, sono i messaggeri di Dio. Sono coloro che ci ricordano che non siamo mai soli. Benjamin è ora tra loro. Immaginatelo come un piccolo angelo, con la sua solita curiosità, che osserva le meraviglie del Cielo e continua a vegliare su di voi.
La nostra fede ci dice che la morte non è la fine del viaggio, ma il momento in cui il filo si trasforma in una catena d’oro che ci unisce al Cielo. Benjamin è al 'Banquet of Heaven'. È lì con Saint Carlo Acutis, in una comunione di anime che hanno vissuto poco ma amato tanto. E da lì, lui non vi ha dimenticato. Il suo amore per voi, per il suo papà, per la sua mamma, per il suo Ryan, è diventato parte della vita eterna. Ogni gesto di carità fatto in suo nome è una continuazione del suo respiro. State facendo vivere il suo amore, state permettendo al suo desiderio di bene di continuare a scorrere nel mondo. Non è poco. È tutto.
Non abbiate paura, dunque, di questo cammino che vi sembra così ripido. Dio non vi chiede di capire tutto oggi. Vi chiede solo di fidarvi. Come Natanaele, che ha riconosciuto Gesù come Figlio di Dio, anche voi siete chiamati a riconoscere la Sua presenza nel mezzo della vostra tempesta. Non cercate di risolvere l’equazione del dolore. Semplicemente, guardate il cielo. Pensate a Ben. Immaginatelo sorridente, leggero, finalmente libero da ogni peso. Ditegli: 'Ti voglio bene'. E sentite, nel silenzio del vostro cuore, la sua risposta. Non è un addio. È un arrivederci. La vita di Benjamin Vo non è stata una vanità; è stata una luce. E quella luce, anche se oggi vi sembra lontana, è la stessa che vi guiderà, un passo dopo l’altro, verso il giorno in cui, finalmente, il filo sarà di nuovo ricongiunto, e non ci sarà più alcuna distanza tra di voi. Fino ad allora, camminate con fiducia. Non siete soli. Dio è con voi, e Benjamin vi aspetta, sorridente come sempre, nel posto che gli è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore vi benedica e vi custodisca, faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.