Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio, nostro Padre, siano con tutti voi.
Signore, che ci chiami a essere piccoli come bambini, abbi pietà di noi. Cristo, che accogli ogni sofferenza nel tuo cuore, abbi pietà di noi. Signore, che sei la nostra roccia nel tempo della prova, abbi pietà di noi.
C'è un’immagine che, in questi giorni di settembre, mi torna spesso alla mente pensando a Benjamin Vo. Non è un’immagine di grandezza, non è il ricordo di un successo scolastico o di una delle sue brillanti intuizioni tecnologiche. È l’immagine di due fratelli, Ben e Ryan, che in un momento di quiete si mettono in posa, indossando quelle magliette con la scritta 'PILOT'. Ben, con quel suo sorriso dolce e lo sguardo fisso nell'obiettivo, sembrava già pronto a decollare verso un orizzonte che noi, chiusi nei limiti della terra, fatichiamo a scorgere. Quel desiderio di 'volo', quella passione per gli aerei che condivideva con il suo papà, non era solo una curiosità passeggera. Era il segno di un’anima che non si accontentava di camminare, ma che cercava, con naturalezza, la vastità del cielo.
Oggi, la Parola di Dio ci pone davanti a una realtà che, a prima vista, ci ferisce. Leggiamo nel libro di Giobbe di un uomo giusto, integro, che in un solo giorno perde tutto: i suoi beni, i suoi servi, e infine i suoi figli. È una scena che ci toglie il respiro. Quando Giobbe si strappa le vesti e si prostra a terra, non lo fa per disperazione cinica, ma per un atto di totale, straziante abbandono: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore». È una frase che abbiamo sentito mille volte, ma che oggi, tre mesi dopo quel 13 giugno, risuona con un peso diverso. So bene, Alan e Thao, che in queste notti silenziose, il vostro cuore ha gridato contro quel 'ha tolto'. So che la domanda che vi assale non è teologica, ma viscerale: perché? Perché un ragazzo così brillante, così pieno di vita, così capace di amare, è stato chiamato a lasciare questo mondo così presto?
Voglio dirvi una verità che il Vangelo di oggi illumina con una delicatezza infinita. Spesso, quando il dolore ci colpisce, cerchiamo di dare un senso alla sofferenza cercandone la causa. Ci guardiamo indietro, ripercorriamo ogni istante, ogni sintomo, ogni scelta. Ci sussurriamo: 'Potevo fare di più? Ho mancato qualcosa?'. Ascoltatemi bene: quella voce non viene da Dio. È il peso di una colpa che non vi appartiene, una pietra che Dio non vi ha mai chiesto di portare. Gesù, quando i discepoli discutevano su chi fosse il più grande, non li rimprovera con durezza. Prende un bambino, lo mette accanto a sé e dice: «Chi accoglie questo bambino nel mio nome, accoglie me». In quel gesto, Gesù ci insegna che il valore di una vita non si misura in anni, in successi o in 'cosa' avremmo potuto fare. Si misura in 'chi' abbiamo accolto. Voi avete accolto Ben come un dono immenso, lo avete amato con una dedizione che è già, in sé, un atto di santità. La sua malattia non è stata una punizione, non è stata il risultato di una vostra negligenza. È un mistero che appartiene alla fragilità della nostra condizione umana, un dolore che Dio stesso ha preso su di sé. Non siete stati voi a mancare; siete stati, e siete, il suo rifugio.
Ben era un ragazzo di una dolcezza rara. Ricordate quando, un anno fa, voleva offrire il suo intero salvadanaio per aiutare lo zio William, colpito da due ictus? Non ha rotto il salvadanaio, non lo ha svuotato, non ha fatto rumore. Ha offerto. In quell’offerta c’è la chiave di tutto: la vita di un ragazzo non si misura in ciò che possiede, ma in ciò che è disposto a donare. Ben aveva capito, in modo intuitivo e profondo, che la vita è un dono che si realizza solo quando viene messo nelle mani di Dio. Egli non ha mai smesso di 'volare', nemmeno quando il suo corpo si faceva stanco. Ha continuato a guardare avanti, a sognare la sua 'con chim airlines', a sorridere anche quando la vita si faceva amara. Ryan, fratello caro, tu che senti questo vuoto accanto a te, non pensare di dover essere la copia di Benjamin. Non pensare di dover colmare il suo posto. Tu sei Ryan, e il tuo legame con lui non si è interrotto. È solo invisibile. Quando guardi una foto di voi due insieme, quando ricordi le risate, quando ti senti solo nel fare le cose che facevate insieme, sappi che lui è presente in quel ricordo, in quell'amore che continua a legarvi. Non devi essere forte per due. Devi solo lasciarti amare. Dio ti tiene per mano, proprio come teneva per mano Ben.
Nel Vangelo, i discepoli cercano di impedire a qualcuno di operare nel nome di Gesù perché 'non è dei nostri'. Gesù li ferma: «Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi è per voi». A volte, anche noi cerchiamo di chiudere il mistero di Dio in recinti stretti, cercando di capire perché le cose vadano in un certo modo. Ma Dio è più grande. Dio è in quel pozzo che, in Vietnam, ora porta acqua viva a chi ha sete in nome di Ben. Dio è in ogni gesto di carità che compite nel segreto, in ogni volta che il vostro amore si trasforma in un bene per gli altri. Benjamin è al 'Banquet of Heaven'. È lì con Saint Carlo Acutis, in una comunione di anime che hanno vissuto poco ma amato tanto. E da lì, lui non vi ha dimenticato. Il suo amore per voi è diventato parte della vita eterna. Ogni volta che sentite il peso del dolore, ricordate che quel dolore è la misura di un amore che non è finito, ma che si è solo trasfigurato.
Non abbiate paura di piangere, ma non abbiate paura nemmeno di sorridere ricordando le sue battute, le sue passioni, il suo modo unico di essere il vostro ragazzo. Il vostro dolore non è un fallimento, è un atto di fedeltà. È la testimonianza che avete amato un dono immenso. Dio non vi chiede di capire tutto oggi. Vi chiede solo di fidarvi. Come Giobbe, che nonostante tutto ha saputo benedire, anche voi siete chiamati a continuare la vostra missione, non per obbligo, ma per amore. Il vostro ragazzo non è andato perduto; è tornato a Casa. E da quella Casa, lui vi guarda, lui vi aspetta, lui vi sorride. Oggi, vi chiedo di fare una cosa piccola e concreta. Quando uscite di qui, cercate un momento di silenzio. Non cercate di risolvere l'equazione del dolore. Semplicemente, guardate il cielo. Pensate a Ben. Immaginatelo sorridente, leggero, finalmente libero da ogni peso. Ditegli: 'Ti voglio bene'. E sentite, nel silenzio del vostro cuore, la sua risposta. Non è un addio. È un arrivederci. La vita di Benjamin Vo non è stata una vanità; è stata una luce. E quella luce, anche se oggi vi sembra lontana, è la stessa che vi guiderà, un passo dopo l’altro, verso il giorno in cui, finalmente, il filo sarà di nuovo ricongiunto, e non ci sarà più alcuna distanza tra di voi. Fino ad allora, camminate con fiducia. Non siete soli. Dio è con voi, e Benjamin vi aspetta, sorridente come sempre, nel posto che gli è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci protegga dal male e ci conduca alla vita eterna. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.