Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo siano con tutti voi.
Signore, che ci chiami a testimoniare la tua verità, abbi pietà di noi. Cristo, che sei la luce che illumina il cuore di ogni uomo, abbi pietà di noi. Signore, che ci prometti la forza del tuo Spirito nel momento della prova, abbi pietà di noi.
C’è un’immagine che oggi, in questa memoria di Sant’Ignazio di Antiochia, mi viene incontro con una nitidezza particolare. È l’immagine delle radici. Ignazio, mentre veniva condotto verso Roma per il martirio, scriveva lettere che sembravano scritte da un uomo che aveva già i piedi piantati nell’eternità. Scriveva con l’urgenza di chi sa che la vita non è un possesso da trattenere, ma un dono da offrire. Pensate a quel ragazzo, a Benjamin, e a quella sua curiosità che non si fermava mai alla superficie. Ben era un ragazzo che amava le fondamenta delle cose: amava capire come un server potesse sostenere un’intera rete, o come un aereo, quella sua amata Boeing 737, potesse sfidare la gravità e solcare il cielo. Aveva una mente che cercava le leggi che reggono il mondo. Ma, più di tutto, aveva un cuore che cercava la Legge che regge l’anima: l’amore.
Quattro mesi sono passati da quel 13 giugno. Quattro mesi in cui il silenzio di casa Vo si è fatto più denso, più profondo. Alan, Thao, Ryan, so che in questo tempo avete imparato quanto sia vero che il dolore non è un evento, ma un cammino. Ci sono mattine in cui il risveglio è un ritorno alla realtà che vorreste non dover affrontare. La sedia vuota non è un oggetto, è una ferita che si riapre. A volte, nel silenzio della notte, la mente torna a correre. Si interroga. Cerca risposte in un passato che non si può più toccare. Vi chiedo, con tutta la tenerezza di cui sono capace: lasciate cadere il peso di ogni domanda che inizia con 'se'. Se avessi fatto questo, se avessi visto quello… Ascoltatemi: quella voce che vi suggerisce che avreste potuto cambiare l'esito non è la voce di Dio. Non avete mancato a nulla. Avete amato Benjamin con una dedizione che è stata un riflesso puro dell'amore di Dio. La malattia è un mistero che sfugge alla logica umana, un vento che soffia dove vuole, contro cui avete lottato con ogni fibra del vostro essere. Non c'è colpa in voi. Non c'è errore. Siete stati, e siete, genitori che hanno dato tutto. Dio non vi accusa; Dio vi stringe in un abbraccio che non ha bisogno di parole.
Guardate oggi a Sant’Ignazio. Egli si definiva 'il chicco di grano di Dio', pronto ad essere macinato per diventare pane puro per Cristo. Ben, nella sua giovane vita, è stato un chicco di grano luminoso. Pensate a quella volta in cui, con una semplicità che ancora oggi ci lascia senza fiato, disse di voler offrire il suo intero salvadanaio per aiutare lo zio William. Non lo fece per vantarsi, non fu un gesto eclatante fatto davanti a una platea. Fu un moto dell'anima, una decisione presa nel segreto del suo cuore di quindicenne. Non ci fu bisogno di rompere quel salvadanaio, perché l’offerta era già stata accettata da Dio nel momento in cui è nata nel cuore di Ben. Quell'offerta era la prova che Ben aveva capito il segreto di cui parla San Paolo agli Efesini: la 'surpassante grandezza della sua potenza' non si misura in ciò che accumuliamo, ma in ciò che siamo capaci di donare.
Nel Vangelo di oggi, Gesù ci dice: 'Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio'. E poi, quando parla della prova, dice: 'Non preoccupatevi di come o di che cosa dire... perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che dovete dire'. Pensate a quanto è preziosa questa promessa per voi oggi. Quando vi sentite incapaci di trovare le parole, quando il dolore vi toglie il respiro e non sapete come pregare, ricordate che lo Spirito Santo sta pregando in voi. Ogni vostro sospiro, ogni vostra lacrima, ogni momento in cui vi siete sentiti sopraffatti è stato un momento in cui Dio ha parlato per voi. Non siete soli nel vostro dolore. Ben è lì, nel cuore di quel Dio che Gesù chiama 'Padre di gloria', e da lì vi sostiene. Egli non è lontano. È presente in ogni atto di amore che ancora compite in suo nome.
Ryan, fratello caro, tu che porti nel cuore il ricordo di Ben, sappi che il legame tra voi è un legame che la morte non ha il potere di spezzare. È un legame che si è solo trasferito in una dimensione dove non c'è più sofferenza, dove Ben può finalmente vedere la bellezza di quei cieli che amava tanto, non più attraverso il finestrino di un aereo, ma nella pienezza della luce di Dio. Non avere paura di vivere la tua vita con gioia. Ben non vorrebbe vederti triste. Vorrebbe vederti crescere, vorrebbe vederti sognare, vorrebbe che continuassi a cercare la bellezza nel mondo. Lui è il tuo primo tifoso, il tuo angelo custode che fa il tifo per te in ogni sfida, in ogni traguardo.
E a voi, Alan e Thao, vorrei dire: non abbiate fretta di guarire dal vostro dolore. Il dolore è la misura dell'amore che avete ricevuto. È un'eredità preziosa. Ma non lasciate che diventi una tomba. Lasciate che sia una finestra. Ogni volta che guardate un aereo che solca il cielo, ogni volta che vedete un gesto di gentilezza, ogni volta che ricordate quel suo sorriso che illuminava le stanze, voi state permettendo a Ben di vivere ancora. Quel pozzo che avete dedicato in suo nome, quel 'Giếng Gioan Baotixita' in Vietnam che disseta chi ha sete, è il segno concreto che la vita di Ben non si è fermata il 13 giugno. Continua a scorrere. Continua a dare vita. Continua a essere una benedizione per chi non ha nulla.
Gesù dice che 'tutto ciò che avete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce'. Il vostro amore per Ben, anche quello vissuto nel segreto delle stanze d'ospedale, nelle preghiere sussurrate nel buio, è ora in piena luce. Dio ha visto tutto. Dio ha custodito ogni vostro sacrificio. Non c'è nulla di ciò che avete fatto per lui che sia andato perduto. Benjamin è ora nel Banchetto del Cielo, insieme a santi come Carlo Acutis, in una compagnia di giovani che hanno amato Dio con tutto il loro cuore. Lì, non c'è più la malattia, non c'è più la fragilità, non c'è più il limite del tempo. C'è solo la pienezza di una vita che non avrà mai fine.
Oggi, quando tornerete a casa, vi invito a fare una cosa piccola, una cosa semplice. Non cercate di risolvere il grande mistero della sofferenza. Cercate solo di vivere il prossimo momento. Accendete una candela, guardate una foto di Ben, ditegli: 'Ciao, Ben, cammina con noi oggi'. Non è un modo per negare la realtà, è un modo per accogliere la grazia. La grazia che vi dice che non siete soli. La grazia che vi assicura che il vostro figlio è custodito nelle mani di Colui che ha vinto la morte. Camminate con questa certezza. Non siete soli. Dio è con voi, e Ben, con il suo sorriso di sempre, vi aspetta nella luce. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore vi benedica e vi custodisca, faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.