Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace e la grazia di Dio, che ci chiama a essere suoi figli, siano con tutti voi.
Signore, tu sei la luce che illumina ogni sofferenza, abbi pietà di noi. Cristo, tu sei la nostra speranza oltre la soglia del tempo, abbi pietà di noi. Signore, tu sei il conforto di chi piange e la pace di chi riposa in te, abbi pietà di noi.
C’è un’immagine che oggi, in questa solennità di Tutti i Santi, mi accompagna con una dolcezza particolare. È l’immagine di una folla immensa, una moltitudine che nessuno può contare, che sta davanti al trono dell’Agnello. San Giovanni, nella sua visione, li vede vestiti di bianco, con le palme in mano. Non sono eroi lontani, non sono figure di marmo in una chiesa silenziosa. Sono persone che hanno attraversato la grande tribolazione, che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Sono coloro che hanno conosciuto il peso della croce, ma che ora, finalmente, respirano l’aria pura del Paradiso.
Penso a te, Benjamin Vo. Penso a quel ragazzo che ha attraversato la vita con la curiosità di un esploratore e la dolcezza di un angelo. A quattro mesi da quel tredici giugno, il silenzio che abita la vostra casa, Alan e Thao, non è un vuoto. È, in realtà, la stanza in cui la memoria di Ben si fa più viva. Penso a quel suo modo di guardare il mondo, sempre pronto a imparare, sempre affascinato dalla complessità di un aereo, di un software, di un progetto. Penso a quel suo desiderio, così puro, di chiamare la sua compagnia aerea 'Con Chim Airlines' — 'compagnia degli uccelli' — quasi a voler dare ali ai suoi sogni, a voler volare alto, al di sopra delle nuvole, proprio dove ora, ne sono certo, egli riposa. Ben ha vissuto con la leggerezza di chi sa che la vita è un volo, e con la serietà di chi sa che amare è la cosa più importante.
Oggi, la Parola di Dio ci chiede di guardare in faccia la nostra realtà. San Giovanni ci dice: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!». Questa è la nostra identità. Non siamo definiti dal dolore che ci attraversa, né dalla sedia vuota che ci stringe il cuore. Siamo definiti dall’amore di Dio. Ma so, con tutta la verità che il Vangelo esige, che prima di poter abitare questa speranza, dobbiamo sostare davanti al vostro dolore. So che ci sono mattine in cui il risveglio è una ferita che si riapre, in cui il peso di questa assenza diventa una montagna che sembra impossibile scalare. So che, nel silenzio della notte, la mente torna a interrogarsi, a cercare risposte, a frugare tra i ricordi chiedendosi se ci sia stato un dettaglio mancato, un segnale non colto, una vigilanza che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi.
Ascoltatemi con tutta la forza della verità di Dio: non avete mancato a nulla. La malattia che ha toccato Benjamin non è mai stata una vostra responsabilità, non è il frutto di un errore, di una distrazione o di qualcosa che avreste potuto fare o evitare. Dio non vi accusa di nulla, e voi non dovete accusare voi stessi. La sofferenza, in questo mondo fragile, a volte irrompe all'improvviso, oltre ogni controllo umano, come una tempesta improvvisa che attraversa il cielo, e nessuna vigilanza, nessun amore immenso come il vostro avrebbe potuto fermarla. Siete stati genitori che hanno amato Benjamin con ogni fibra del loro essere, offrendogli un nido di tenerezza, di viaggi, di sogni condivisi. Lasciate cadere quel macigno della colpa dai vostri cuori. Dio vi guarda non con severità, ma con una tenerezza infinita, e vi stringe le mani. Siete stati lo specchio del suo amore per Ben, e lui lo sapeva.
Nel Vangelo di oggi, Gesù sale sul monte e proclama le Beatitudini. È il cuore del suo insegnamento. «Beati i poveri in spirito... Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Gesù non sta facendo un elenco di virtù astratte. Sta descrivendo il volto di Dio che si riflette in noi. Quando dice 'beati quelli che piangono', sta parlando proprio a voi, in questo momento. Non vi chiede di smettere di piangere, vi promette che il vostro pianto non è senza senso. Il vostro dolore è, in questo momento, il luogo dove Dio vi sta tenendo più stretti. È tra le sue braccia che Ben riposa, ed è tra le sue braccia che voi siete chiamati a riposare, anche quando sentite che le forze vi mancano.
Ben aveva compreso la logica del Vangelo senza bisogno di grandi discorsi. Ricordate quel suo desiderio di offrire il suo intero salvadanaio per aiutare lo zio William, colpito dalla malattia? Non c’era calcolo in quel gesto, non c’era ricerca di lode: era semplicemente l’offerta pura di un ragazzo che, di fronte alla sofferenza di chi amava, avrebbe voluto svuotare tutto ciò che possedeva pur di dare un sollievo. Quel salvadanaio non fu mai rotto, perché non ce ne fu bisogno, ma l’offerta rimase integra, preziosa davanti a Dio. Questo è il cuore di Ben: un’anima capace di offrire tutto senza riserve. E ora, in quel Banchetto del Cielo, insieme a san Carlo Acutis, Ben riposa finalmente nella luce. Non c’è più la fatica della lotta, non c’è più il peso della malattia. C’è solo la pace di un ragazzo che continua a volare nei cieli di Dio, custodendo nel cuore la sua famiglia.
Ryan, fratello caro, tu che cammini ogni giorno portando il vuoto di quella sedia accanto alla tua, non temere di sentirti stanco. Non devi indossare un’armatura di perfezione. Ben ti guarda con quell’orgoglio fraterno che non si spegne mai. Ogni tua passione, ogni passo che muovi nel mondo, ogni volta che scegli di vivere con coraggio, tu stai continuando quella storia d’amore che la morte non ha potuto spezzare. Non sei solo. La tua vita è il dono più prezioso che hai, e Ben, dal cuore di Dio, fa il tifo per te, ogni singolo giorno. Non cercare di essere forte per forza; lascia che sia la forza di Dio a sostenerti quando le tue vengono meno.
Oggi, in questa solennità, siamo chiamati a guardare in alto. Non perché dobbiamo dimenticare la terra, ma perché il Cielo è la nostra vera casa. Ben è già arrivato, è già tra quella moltitudine che nessuno può contare. E vi aspetta. Non con la fretta di chi vuole che il tempo passi, ma con la pazienza di chi sa che l'amore, alla fine, vince ogni distanza. Uscite da qui oggi portando nel cuore una certezza semplice e incrollabile: l'amore con cui avete amato Benjamin non è perduto. Continua a scorrere, vivo e operoso, nei piccoli gesti di bontà che compite nel silenzio, nei semi di speranza piantati nel mondo. Ogni volta che tendete la mano a chi è nel bisogno, ogni volta che guardate il cielo con la stessa meraviglia di Ben, voi state dicendo al mondo che Benjamin non è andato perduto. È diventato una benedizione che scorre, una presenza che vi precede. Non cercate risposte che la ragione non può dare; cercate la presenza di Dio, che è l'unica risposta che non delude. Egli è con voi nel dolore, è con voi nel silenzio, è con voi nella speranza che non muore. Ben è lì, nel Banchetto del Cielo, finalmente libero, finalmente nella luce. E vi sorride. E quel sorriso è la luce che vi guiderà fino al giorno in cui, finalmente, ci ritroveremo tutti insieme. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci custodisca nel suo amore e ci guidi verso la gioia che non avrà mai fine. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.