Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo siano con tutti voi.
Signore, che ci chiami alla libertà dei figli di Dio, abbi pietà di noi. Cristo, che sei il segno vivente dell'amore del Padre, abbi pietà di noi. Signore, che ci doni la forza di sperare oltre ogni desolazione, abbi pietà di noi.
C'è un'immagine, nelle letture di oggi, che ci parla di un orizzonte vasto, spalancato, che sembra sfidare la nostra tendenza a restare chiusi nei recinti del dolore o del dubbio. San Paolo, scrivendo ai Galati, ci invita a guardare verso l'alto: 'La Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre'. È un'immagine di un cielo che non è lontano, ma che è la nostra vera casa. È un'immagine di promessa, di una vita che non è definita da ciò che abbiamo perduto, ma da ciò che Dio ha preparato per noi.
Pensate a Benjamin. Pensate a quel ragazzo che, nei suoi quindici anni, ha saputo guardare al mondo con una curiosità che sembrava già intuire la vastità di quel cielo. Ben era un ragazzo che amava la precisione, la logica, il funzionamento perfetto di un sistema cloud o la maestosità di un Boeing 737 che solca le nuvole. Aveva questa mente brillante, capace di analizzare e costruire, ma aveva soprattutto un cuore che non conosceva calcoli quando si trattava di amare. Ricordate quando, con una spontaneità che ancora oggi ci commuove, offrì il suo intero salvadanaio per aiutare lo zio William, colpito da due ictus? Non lo fece per far vedere quanto fosse generoso, non ruppe quel salvadanaio per vantarne il contenuto. Fece semplicemente l'offerta. In quel gesto c’era la verità di un’anima che aveva già capito, forse meglio di noi, che la vita non è accumulare, ma donare. Ben era un ragazzo che sapeva che l'offerta più gradita al Re non è quella che pesa di più, ma quella che viene dal cuore più libero.
Oggi, però, dobbiamo guardare in faccia la realtà. Dobbiamo chiamare per nome quel dolore che, a distanza di tre mesi da quel 13 giugno, abita ancora le vostre giornate, Alan, Thao, Ryan. So che ci sono momenti in cui il silenzio della casa pesa come un macigno, in cui la sedia vuota al tavolo sembra gridare un’assenza che non trova spiegazione. So che la notte, nel buio, a volte la mente torna indietro, cercando di analizzare, di capire, domandandosi se ci fosse qualcosa da fare, un segnale da cogliere, una mossa diversa, un controllo che poteva cambiare l’esito. Ascoltatemi con tutto il cuore: quella voce che vi interroga, che vi mormora colpe inesistenti, non viene da Dio. Non avete sbagliato nulla. Avete amato Benjamin con una dedizione totale, luminosa, incrollabile. Dio non vi accusa. Dio vi abbraccia e vi chiede di deporre quel fardello di colpe che non vi appartiene. La malattia non è mai una punizione, e la vita di Ben non è stata un errore di sistema. È stata un dono immenso. Nessuna vostra veglia, nessuna vostra premura avrebbe potuto cambiare il corso di un destino che, nel mistero di Dio, era già scritto nelle mani del Padre. Non siete colpevoli. Siete amati.
Il Vangelo ci parla di un segno. 'Questa generazione è una generazione malvagia; cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona'. La folla, allora come oggi, cerca risposte spettacolari, cerca la prova tangibile, la dimostrazione che il dolore ha un senso logico, che la sofferenza può essere spiegata con un'equazione. Ma Gesù ci dice che il vero segno non è una spiegazione, è una Persona. Il segno è Lui stesso. È la Sua presenza in mezzo a noi, anche quando la croce sembra oscurare ogni cosa. Giona rimase nel ventre del pesce per tre giorni; Cristo è rimasto nel silenzio della tomba per tre giorni, per poi risorgere. È in quel silenzio, in quel 'non capire' che spesso ci sentiamo smarriti, che Dio ci invita a fidarci. Non ci viene dato il segno che chiediamo — la spiegazione del perché — ci viene dato l'abbraccio di chi ha già attraversato il buio prima di noi.
Ryan, fratello caro, tu che cammini ogni giorno con il ricordo di Ben nel cuore, non avere paura della tristezza. Non devi fingere di essere forte per forza. Il legame tra te e tuo fratello non è svanito; è custodito in quel cielo di cui parla Paolo, dove ogni lacrima è asciugata e dove Ben sorride, finalmente libero da ogni sofferenza. Lui ti guarda con l'affetto di sempre, e la sua vita continua a vivere in te, nel tuo modo di affrontare i giorni, nella tua forza silenziosa. Non sei solo. La tua famiglia è un porto sicuro dove l'amore non si spegne mai. Continua a sognare, continua a viaggiare con il pensiero, continua a parlare con lui. Lui ti ascolta.
E a voi, Alan e Thao, che portate il peso più grande, vorrei dire di non avere fretta di guarire. Lasciate che il dolore si trasformi lentamente in preghiera. La vita di Benjamin continua a dare frutti in questo mondo, proprio come quel pozzo d'acqua pura che disseta chi ha sete in una terra lontana in suo nome. È un segno, un piccolo segno tangibile, che l'amore di Ben non si è fermato, ma continua a fluire, a dare vita, a dissetare. Ogni volta che compite un piccolo gesto di gentilezza compiuto nel segreto — quel gesto che nessuno vede, quella carezza data a chi soffre, quel momento di pazienza in più — voi state permettendo alla vita di Ben di continuare a scorrere. State dicendo che, nonostante tutto, l'amore ha l'ultima parola. Non è un modo per dimenticare, è un modo per continuare a camminare insieme a lui.
C'è qualcosa di più grande di Salomone qui, dice Gesù. C'è qualcosa di più grande di ogni nostra logica umana, di ogni nostra paura, di ogni nostro dolore. È la libertà dei figli di Dio. Paolo ci esorta: 'Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi'. Stare saldi non significa non tremare. Significa restare in piedi, anche quando il terreno sotto i piedi sembra mancare, perché sappiamo in Chi abbiamo riposto la nostra fiducia. Benjamin è stato un ragazzo libero. Libero nella sua intelligenza, libero nella sua generosità, libero nel suo modo di amare la vita, le persone, i viaggi, la famiglia. Quella libertà non è finita con la sua morte; è stata portata a compimento nel cuore del Padre.
Quando uscirete di qui, non cercate di fare cose impossibili. Portate con voi una sola certezza: siete amati da un Dio che non dimentica nessuno, e Benjamin è custodito nelle sue mani. Camminate un giorno alla volta, respirando la pace che il Signore vi dona. E sapete che, in ogni passo, non siete soli. Ben è lì, che vi sorride, pronto ad accogliervi un giorno nella luce che non tramonta mai. La vostra vita, oggi, è la testimonianza più grande della sua. Vivetela con la stessa passione, con la stessa gentilezza, con la stessa luce con cui lui ha vissuto la sua. Non siete soli. Il Signore è con voi, e Ben è lì, nel cuore di Dio, che vi aspetta. Portate con voi questa pace, questa speranza, e lasciate che sia il filo che vi guida fino al giorno in cui, finalmente, il banchetto sarà completo e la vostra gioia sarà piena. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci custodisca nel suo amore e ci guidi verso la pace eterna. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.