Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio, nostro Padre, e del Signore Gesù Cristo siano con tutti voi.
Signore, che ci chiami a una giustizia che va oltre la legge, abbi pietà di noi. Cristo, che ti sei fatto vicino a ogni nostra sofferenza, abbi pietà di noi. Signore, che ci offri il ristoro del tuo amore eterno, abbi pietà di noi.
C’è una domanda che, nel silenzio della nostra vita quotidiana, spesso ci tormenta. Non è una domanda che facciamo ad alta voce, ma è quella che abita le stanze vuote, quella che ci accompagna mentre guardiamo, quasi per abitudine, una sedia rimasta vuota o un oggetto che appartiene a chi non c’è più. È la domanda sul perché. Perché il dolore bussa a porte dove c’è così tanto amore? Perché la vita, così promettente e luminosa, sembra interrompersi proprio quando stava per spiegare le ali? Penso a voi, Alan e Thao, e a te, Ryan. Penso a quel ragazzo, Benjamin, che ha guardato il mondo con una curiosità che non conosceva confini. Penso al suo modo di studiare il cielo, alla sua passione per quegli aerei che sognava di far volare sotto il nome di 'Con Chim Airlines', con quel sorriso che non era solo un’espressione del volto, ma una finestra aperta sulla sua anima gentile.
Oggi, la Parola di Dio ci porta nel cuore di una casa, a tavola con Gesù. San Paolo, scrivendo ai Filippesi, ci regala un’immagine bellissima: «Sono fiducioso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù». Pensateci: non siamo progetti finiti, siamo opere in costruzione. La vita di Ben, così breve, non è stata un’opera incompiuta. È stata un’opera che Dio ha custodito, plasmato e, infine, accolto nella pienezza del suo Banchetto. Paolo dice di tenere i destinatari della sua lettera nel cuore, con «l'affetto di Cristo Gesù». È questo l’affetto che vi circonda oggi: un amore che non si è spento, che non si è ritirato, ma che ha cambiato forma, diventando una presenza che vi sostiene proprio quando le forze sembrano mancare.
Eppure, dobbiamo fermarci qui, davanti alla verità della vita, prima di poter accogliere qualsiasi conforto. Non possiamo parlare della bellezza della fede se non guardiamo in faccia il dolore che vi attraversa. So che ci sono mattine in cui il risveglio è una ferita che si riapre, in cui il peso di questa assenza diventa una montagna che sembra impossibile scalare. So che, nel silenzio della notte, la mente torna a interrogarsi, a cercare risposte, a frugare tra i ricordi chiedendosi se ci sia stato un dettaglio non visto, un segnale mancato, una vigilanza che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Ascoltatemi con tutta la forza della verità di Dio: non avete mancato a nulla. La malattia che ha toccato Benjamin non è mai stata una vostra responsabilità, non è il frutto di un errore, di una distrazione o di qualcosa che avreste potuto fare o evitare. Dio non vi accusa di nulla, e voi non dovete accusare voi stessi. La sofferenza, in questo mondo fragile, a volte irrompe all'improvviso, oltre ogni controllo umano, come una folata di vento che attraversa una stanza, e nessuna vigilanza, nessun amore immenso come il vostro avrebbe potuto fermarla. Siete stati genitori che hanno amato Benjamin con ogni fibra del loro essere, offrendogli un nido di tenerezza, di viaggi, di sogni condivisi. Lasciate cadere quel macigno della colpa dai vostri cuori. Dio vi guarda non con severità, ma con una tenerezza infinita, e vi stringe le mani. Siete stati lo specchio del suo amore per Ben, e lui lo sapeva.
Nel Vangelo di oggi, Gesù entra in casa di un fariseo. C’è un uomo malato, affetto da idropisia. Tutti osservano Gesù, pronti a giudicare, pronti a vedere se rispetterà le regole. Ma Gesù fa qualcosa di diverso: si ferma. Non guarda la legge, guarda l’uomo. «È lecito o no guarire di sabato?», chiede. E davanti al loro silenzio, egli prende l’uomo, lo guarisce e lo congeda. Poi pone quella domanda che scuote le coscienze: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade in un pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». È una domanda che ci parla di priorità. Per Dio, la persona viene prima di ogni regola, prima di ogni calcolo, prima di ogni logica umana. Gesù non è venuto a dirci che la sofferenza è giusta; è venuto a dirci che lui è con noi nel pozzo. Quando ci sentiamo caduti, quando il dolore ci sommerge, Gesù è lì che ci tira fuori. Non ci lascia soli nel fondo.
Benjamin aveva compreso questa logica dell’amore, una logica che non ha bisogno di spiegazioni, ma solo di cuore. Ricordate quel suo desiderio di offrire il contenuto del suo salvadanaio per aiutare lo zio William, colpito dalla malattia? Non c’era calcolo in quel gesto, non c’era ricerca di lode: era semplicemente l’offerta pura di un ragazzo che, di fronte alla sofferenza di chi amava, avrebbe voluto svuotare tutto ciò che possedeva pur di dare un sollievo. Quel salvadanaio non fu mai rotto, perché non ce ne fu bisogno, ma l’offerta rimase integra, preziosa davanti a Dio. Questo è il cuore di Ben: un’anima capace di offrire tutto senza riserve. E ora, in quel Banchetto del Cielo, insieme a san Carlo Acutis, Ben riposa finalmente nella luce. Non c’è più la fatica della lotta, non c’è più il peso della malattia. C’è solo la pace di un ragazzo che continua a volare nei cieli di Dio, custodendo nel cuore la sua famiglia.
Ryan, fratello caro, tu che cammini ogni giorno portando il vuoto di quella sedia accanto alla tua, non temere di sentirti stanco. Non devi indossare un’armatura. Ben ti guarda con quell’orgoglio fraterno che non si spegne mai. Ogni tua passione, ogni passo che muovi nel mondo, ogni volta che scegli di vivere con coraggio, tu stai continuando quella storia d’amore che la morte non ha potuto spezzare. Non sei solo. La tua vita è il dono più prezioso che hai, e Ben, dal cuore di Dio, fa il tifo per te, ogni singolo giorno.
Uscite da qui oggi portando nel cuore una certezza semplice e incrollabile: l’amore con cui avete amato Benjamin non è perduto. Continua a scorrere, vivo e operoso, nei piccoli gesti di bontà che compite nel silenzio, nei semi di speranza piantati nel mondo, come quel pozzo in Vietnam che porta acqua viva a chi ha sete, un segno tangibile che l’amore di Ben non ha smesso di dissetare. Lasciate che il Signore vi accarezzi l’anima. Camminate nella fiducia, un giorno alla volta, sapendo che laggiù, nella luce del Padre, c’è un ragazzo che vi sorride, vi protegge e vi aspetta. Non cercate risposte che la ragione non può dare; cercate la presenza di Dio, che è l’unica risposta che non delude. Egli è con voi nel dolore, è con voi nel silenzio, è con voi nella speranza che non muore. Ben è lì, nel Banchetto del Cielo, finalmente libero, finalmente nella luce. E vi sorride. E quel sorriso è la luce che vi guiderà fino al giorno in cui, finalmente, ci ritroveremo tutti insieme. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci custodisca da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.