Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo siano con tutti voi.
Signore, che sei il rifugio di ogni generazione, abbi pietà di noi. Cristo, che conosci il peso del nostro cuore, abbi pietà di noi. Signore, che ci chiami alla vita eterna, abbi pietà di noi.
C’è un’immagine che, in queste mattine di fine settembre, mi ritorna spesso alla mente: è quella di un ragazzo che, con una dedizione silenziosa e quasi solenne, si siede accanto a suo padre per osservare il movimento degli aerei in un aeroporto. Non è solo un hobby, non è solo 'airport spotting'. È un rito di comunione. Benjamin Vo, con i suoi occhi attenti e quella mente brillante capace di comprendere le architetture invisibili del cloud, trovava in quel guardare verso l’alto una sorta di preghiera. C’era in lui una curiosità che non cercava risposte fredde, ma che cercava un orizzonte. Benjamin non guardava solo gli aerei; guardava la possibilità, il movimento, il legame che unisce le distanze. Oggi, nel libro dell’Ecclesiaste, risuonano parole che sembrano stridere con la vitalità di un ragazzo come lui: «Vanità delle vanità, tutto è vanità». Il saggio Qohelet ci parla di un mondo che gira su se stesso, di fiumi che corrono al mare senza mai riempirlo, di generazioni che passano come il vento. È la descrizione di un’esistenza che, vista solo sotto il sole, sembra destinata all’oblio. E so che, in questi tre mesi, Alan e Thao, Ryan, anche voi vi siete sentiti come travolti da questo vento che soffia in ogni direzione, portando via ciò che era più caro, lasciando un vuoto che sembra non potersi colmare. Avete guardato il mondo e vi siete chiesti: 'Che profitto ha l’uomo di tutta la sua fatica?'. È una domanda che nasce dal cuore di chi ha amato profondamente e ora si ritrova a contare i giorni, come ci insegna il Salmo 90, cercando di dare un senso a un tempo che sembra essersi fermato.
Ma fermiamoci un istante. Guardiamo a questa 'vanità' di cui parla la Scrittura. Non è un invito al cinismo. È un invito a guardare oltre il sole, oltre ciò che è misurabile, oltre ciò che può essere perduto. La vita di Benjamin non è stata una vanità. Non lo è stata perché non è stata vissuta per accumulare, ma per donare. Pensate a quel momento, così puro e così vero, in cui Benjamin, a soli quindici anni, ha offerto il suo intero salvadanaio per aiutare lo zio William, colpito da due ictus. Non ha rotto il salvadanaio, non lo ha svuotato, non ha fatto rumore. Ha offerto. In quell’offerta c’è la chiave di tutto: la vita di un ragazzo non si misura in anni, ma in capacità di amare. Benjamin aveva capito, in modo intuitivo e profondo, che ciò che teniamo per noi svanisce, ma ciò che offriamo diventa eterno. Quando vi chiedete se avete fatto abbastanza, quando il dolore vi porta a ripercorrere i passi della sua malattia cercando un errore, una mancanza, un segnale non colto, vi prego, ascoltatemi: siete stati, e siete, il terreno buono. Dio non vi accusa. La sofferenza non è mai il risultato di una vostra negligenza. Non c’è colpa nel vostro amore, né nel vostro dolore. Quelle domande che vi tormentano — 'ho fatto abbastanza?', 'potevo vedere di più?' — sono pietre che Dio non vi ha mai chiesto di portare. Lasciatele cadere. La malattia è un mistero che attraversa la fragilità umana, ma non è mai una punizione. Voi avete amato Benjamin con una dedizione che è già, in sé, un atto di santità. Siete stati il suo rifugio, come Dio è il rifugio di ogni generazione. Non permettete al dubbio di rubarvi la pace che Benjamin, dal suo posto nel Banchetto di Dio, desidera per voi.
Nel Vangelo di oggi, Erode è tormentato. Sente parlare di Gesù e si chiede: 'Chi è costui?'. È un uomo che cerca risposte nel passato, che cerca di dare un nome a ciò che lo spaventa, che cerca di controllare il mistero con la logica del potere. Ma il mistero non si lascia incasellare. Il mistero si accoglie. Benjamin, con la sua curiosità, non cercava di controllare il mondo; cercava di comprenderlo per amarlo di più. Ricordate la sua 'con chim airlines'? Quel sogno di creare una compagnia aerea, quel modo di ridere parlando di aerei, non era una fuga dalla realtà. Era il desiderio di volare, di superare i limiti, di connettere le persone. Benjamin era un ragazzo che non aveva paura di sognare in grande, proprio perché il suo cuore era ancorato a una realtà più grande: l'amore della sua famiglia. Ryan, fratello caro, tu che sei stato il compagno di ogni sua avventura, tu che oggi senti il peso di questo silenzio, non pensare di dover essere forte per entrambi. Non devi sostituirlo. Devi solo continuare a essere te stesso, portando nel tuo cuore quel legame che non si è spezzato, ma che si è solo trasfigurato. Tuo fratello ti conosce meglio di chiunque altro, e quel sorriso che condividevate, quella complicità che vi rendeva uniti, è custodita nel cuore di Dio. Quando ti senti solo, ricorda che non stai camminando da solo; stai camminando insieme a lui, verso la stessa meta.
C’è una verità che dobbiamo accogliere oggi: nulla di ciò che è stato seminato con amore va perduto. Le storie che il papà raccontava a Ben, il modo in cui Ben ascoltava con una serietà quasi adulta, il suo rispetto per i genitori, la sua capacità di essere un 'angelo' anche quando le cose si facevano difficili: tutto questo è vivo. Non è un ricordo che sbiadisce. È una presenza. Come quel pozzo d’acqua, il 'Giếng Gioan Baotixita', che ora porta acqua viva a chi ha sete in Vietnam, così la vita di Benjamin continua a dissetare il mondo attraverso la vostra carità, attraverso il vostro modo di amare, attraverso la vostra perseveranza. Voi state trasformando il dolore in una sorgente. Non è un'impresa titanica; è la somma di piccoli gesti, di preghiere sussurrate, di un 'buongiorno' che, anche se non viene più pronunciato a voce, risuona nel cuore ogni mattina. Questo è il modo in cui si sconfigge la 'vanità' dell'Ecclesiaste: rendendo la vita un dono, non un possesso.
La Vergine Maria, che ha visto il suo Figlio morire e poi risorgere, conosce ogni fibra del vostro dolore. Lei non vi guarda con distacco. Lei è la Madre che raccoglie le vostre lacrime e le trasforma in rugiada per il giardino del Cielo. Affidatevi a Lei. Non abbiate paura di piangere, ma non abbiate paura nemmeno di sorridere. Perché Benjamin non è lontano. È nel cuore di Dio, e Dio è nel vostro cuore. Siete uniti da un legame che la morte non può toccare, un legame fatto di luce, di memoria e di speranza. Andate in pace, dunque, portando con voi la certezza che, come quel ragazzo che guardava il cielo sognando il volo, Benjamin è arrivato a destinazione. E lì, in quel luogo di pace, vi aspetta. Non con la fretta di chi deve contare le ore, ma con la pazienza di chi sa che l’amore, alla fine, vince sempre. Non siete soli. Il vostro ragazzo è a casa, e voi, un passo alla volta, state camminando verso quell’abbraccio che non avrà mai fine. Oggi, vi chiedo di fare una cosa semplice: quando guardate il cielo e vedete un aereo passare, non cercate di capire il mistero della sua rotta, ma sorridete. Pensate a Benjamin. Pensate al suo sorriso, alla sua voglia di scoprire, alla sua immensa capacità di amare. E ditegli, nel segreto del cuore: 'Grazie'. Grazie per essere stato il dono che siete stati chiamati a custodire. E poi, tornate a vivere. Non per dimenticare, ma per testimoniare che l'amore, quello vero, è l'unica cosa che resta quando tutto il resto passa. Siete amati di un amore eterno, e in quell'amore, Benjamin è sempre con voi. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci protegga da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.