Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia e la pace di Dio, nostro Padre, siano con tutti voi in questo momento di preghiera.
Signore, che ci hai formati fin dal seno materno, abbi pietà di noi. Cristo, che ci conosci nel profondo dei nostri pensieri, abbi pietà di noi. Signore, che ci guidi lungo la via eterna, abbi pietà di noi.
C'è un dettaglio, nel Vangelo di oggi, che spesso sfugge perché siamo troppo occupati a dividere le sorelle, a schierarci con l'una o con l'altra. Gesù entra in una casa. Non è un luogo sacro, non è il Tempio, non è la sinagoga. È una casa di villaggio, dove c'è polvere, dove c'è il profumo del cibo che cuoce, dove c'è il rumore dei piatti. È una casa come la vostra. Ed è proprio lì, in mezzo al disordine di una giornata normale, che avviene l'incontro. Martha è affannata. È la padrona di casa che vuole che tutto sia perfetto, che vuole che l'ospite sia onorato, che vuole che l'accoglienza sia all'altezza. E chi di noi non la capisce? Chi di noi non si è sentito così, con le mani piene di cose da fare, con l'ansia che sale perché il tempo non basta mai?
Ma poi c'è Mary. Mary sta seduta ai piedi del Signore. Non fa nulla. Sembra quasi che non stia facendo il suo dovere. Eppure, Gesù dice che quella è la parte migliore. Non perché il servizio di Martha sia sbagliato — Gesù non disprezza il lavoro — ma perché Martha rischia di perdere di vista l'Ospite per concentrarsi troppo sull'ospitare. C'è una lezione qui che brucia e che consola allo stesso tempo: la vita non è fatta solo di ciò che riusciamo a costruire, a programmare o a gestire. La vita è, prima di tutto, stare seduti ai piedi di Qualcuno che ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.
Pensate a Benjamin. Pensate a quanto la sua mente fosse veloce, capace di navigare tra i codici, tra i sogni di una 'Con Chim Airlines' che decollava solo nella sua fantasia, tra i progetti di tecnologia che condivideva con suo papà Alan. Ben era un ragazzo che amava fare, che amava costruire. Ricordate la sua determinazione nel voler imparare, nel voler essere presente, nel voler dare tutto se stesso? Eppure, dietro quella mente brillante, c'era un'anima che sapeva fermarsi. C'era quel cuore dolce che, a quindici anni, ha guardato ai suoi genitori e ha offerto il suo intero salvadanaio per aiutare lo zio William. Non lo ha fatto per vanto, non lo ha fatto per essere visto. Lo ha offerto. In quel gesto c'è la stessa postura di Mary ai piedi di Gesù. È il cuore che si spoglia di tutto per dire: 'Io ci sono, e quello che ho è tuo'.
Oggi, tre mesi dopo quel 13 giugno, so che il silenzio della casa di Benjamin pesa. So che per voi, Alan, Thao e Ryan, ogni giorno è una sfida a non lasciarsi sommergere dall'ansia di Martha, dal desiderio di capire, dal bisogno di trovare risposte a domande che non hanno parole. So che la notte, spesso, vi porta a ripercorrere i giorni passati, cercando di ricostruire, di analizzare, di capire se qualcosa è sfuggito. E so che, in quel silenzio, si affaccia a volte il dubbio, quella voce insidiosa che chiede: 'Ho fatto abbastanza? Potevo prevenire?'. Ascoltatemi bene: questa voce non viene da Dio. Quando Gesù rispondeva ai discepoli che cercavano colpevoli per la sofferenza, Egli ha chiuso ogni discussione. Non c'è colpa. Non c'è negligenza. Benjamin è stato amato con una perfezione che solo un genitore può offrire. Dio non vi accusa. Dio vi abbraccia. E vi chiede, oggi, di deporre quel peso. Non è vostro. Non lo è mai stato.
La prima lettura, quella lettera di Paolo ai Galati, ci parla di una chiamata che viene 'dal seno materno'. Paolo dice che Dio lo aveva scelto prima ancora che lui potesse fare qualsiasi cosa. È la stessa cosa che il Salmo ci ricorda oggi: 'Tu mi hai tessuto nel seno di mia madre'. Siamo conosciuti. Siamo amati. Siamo chiamati. La vita di Benjamin non è stata un errore di percorso, non è stata una linea di codice che non ha compilato. È stata un capolavoro. E proprio come un capolavoro, la sua bellezza non dipende da quanto tempo è rimasto esposto, ma dalla luce che ha saputo riflettere. Benjamin ha riflettuto la luce di un amore puro, di una gentilezza che non chiedeva nulla in cambio.
Ryan, fratello caro, tu che senti questo spazio accanto a te, non avere paura di fermarti anche tu. Non devi correre per colmare un vuoto. Non devi diventare qualcun altro. Il legame che avevi con Ben, quel modo in cui ridevate insieme, in cui condividevate i sogni, non è andato perduto. È custodito in Dio. È come se Ben fosse seduto ai piedi del Signore, in quel 'Banquet of Heaven' di cui tanto parliamo, e ti stesse aspettando. Non per dirti cosa fare, ma per dirti che sei amato. Sei amato per come sei, per la tua forza, per la tua dolcezza, per il modo in cui porti il nome della tua famiglia.
Gesù dice a Martha: 'C'è bisogno di una cosa sola'. Una sola. Non cento, non mille, non la perfezione del servizio. Una sola cosa: restare in relazione. Restare uniti. Benjamin è ora in quella relazione perfetta. Non ha più bisogno di preoccuparsi delle medicine, non ha più bisogno di sognare aerei che volino alti, perché lui stesso è volato nel cuore del Padre. E voi, che restate, siete chiamati a fare la stessa cosa: a non lasciarvi distruggere dall'affanno. A permettervi di piangere, sì, ma anche di respirare. A permettervi di ricordare Ben non solo con il dolore, ma con quella risata che scoppiava quando parlava dei suoi progetti, quando era semplicemente Ben.
Il Signore ci dice oggi che non c'è bisogno di correre. Non c'è bisogno di affrettarsi a guarire. Il dolore è il prezzo dell'amore, e voi avete amato tanto. Lasciate che quel dolore si trasformi, lentamente, in una preghiera. Ogni volta che sentite il peso della sua assenza, chiudete gli occhi, fate come Mary, sedetevi accanto a Lui e dite: 'Signore, Ben è tuo. E noi siamo tuoi'. È un gesto piccolo, ma è il più potente che possiate fare. È il gesto che vi tiene uniti a lui, oltre la morte, oltre il tempo, oltre ogni distanza.
Non abbiate paura del futuro. La vita di Ben continua a dare frutti. Quel pozzo d'acqua in Vietnam, dedicato in suo nome, continua a dissetare, a dare vita, a far scorrere la speranza dove c'era aridità. Ogni volta che qualcuno beve quell'acqua, la vita di Benjamin tocca la terra. È un segno che l'amore non si ferma. È un segno che il bene compiuto in segreto, come Ben voleva fare con il suo salvadanaio, continua a moltiplicarsi.
Quando uscirete di qui, non cercate di fare grandi cose. Portate con voi questa consapevolezza: siete amati. Siete custoditi. Siete conosciuti nel profondo, come il Salmo ci ha ricordato. Benjamin è a casa, e la sua casa è la stessa casa che attende anche voi. Camminate con questa certezza. Un giorno alla volta. Un respiro alla volta. Con la dolcezza di chi sa che, alla fine, ci ritroveremo tutti, per non separarci mai più. Non siete soli. Il Signore è con voi, e Ben, con il suo sorriso luminoso e la sua eterna curiosità, vi accompagna, passo dopo passo, verso la luce che non tramonta mai.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci custodisca nel suo amore e ci accompagni sempre sulla via della pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.