Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace e la grazia di Dio, che ha fatto della Croce il trono del suo amore, siano con tutti voi.
Signore, che hai portato il peso del legno per la nostra salvezza, abbi pietà di noi. Cristo, che sulla Croce hai trasformato il dolore in vittoria, abbi pietà di noi. Signore, che ci chiami a seguirti sulla via del dono di sé, abbi pietà di noi.
C’è un’immagine che, in questo giorno di festa, si staglia nitida contro il cielo azzurro: un ragazzo che guarda verso l’alto. Non è uno sguardo distratto, né lo sguardo di chi cerca risposte nei manuali o nei codici di programmazione. È lo sguardo di Benjamin. Lo vediamo spesso, in quei frammenti di vita che la vostra memoria custodisce come tesori: Ben, con la sua curiosità brillante, con la mente pronta a comprendere la complessità del mondo — dagli aerei che solcavano i cieli alle architetture invisibili del cloud — mentre cerca, con la semplicità di un figlio, di scorgere un orizzonte più vasto. Oggi, la Chiesa ci invita a sollevare lo sguardo verso la Croce. Non per indugiare nel dolore, ma per riconoscere dove si trova la vera sorgente della vita.
Nella prima lettura, il popolo d’Israele cammina nel deserto, esausto. La pazienza è finita, il passo si è fatto pesante, e la lamentela diventa l’unica lingua che sanno parlare: «Perché ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in questo deserto?». È una domanda che risuona in ogni cuore umano quando la prova si fa insopportabile. È la domanda che sorge quando la vita, inaspettatamente, ci toglie ciò che amiamo di più. È la domanda che, forse, anche voi, Alan, Thao, Ryan, avete rivolto al silenzio di Dio in questi tre mesi, da quel tredici giugno in cui il mondo ha cambiato volto. La sofferenza, quando arriva, ci morde come i serpenti nel deserto. Ci sentiamo morsi, avvelenati dal dolore, incapaci di trovare un senso nel cammino che ci è stato imposto.
Ma ascoltate la risposta di Dio a Mosè: «Fai un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, vivrà». Dio non elimina il deserto. Dio non annulla la fatica del cammino. Dio offre uno sguardo. La Croce, per noi, non è un oggetto di tortura, ma quell'asta su cui è stato innalzato l’Amore che ha vinto ogni veleno. Guardare la Croce significa ammettere che Dio non è rimasto a guardare la nostra sofferenza dall'alto, ma è sceso nel cuore stesso del nostro dolore per trasformarlo in un passaggio verso la vita.
Vorrei dirvi una cosa, con tutta la tenerezza di cui sono capace. So che in questi mesi, nel silenzio della notte, quel pensiero velenoso ha cercato di farsi strada: 'Ho mancato in qualcosa? Avrei potuto fare di più?'. Ascoltate la voce di Gesù nel Vangelo di oggi: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Se Dio non è venuto per giudicare il mondo, pensate forse che giudichi voi? La malattia non è mai una punizione. Non è il risultato di una vostra negligenza o di una mancanza di cura. Voi avete amato Benjamin con una dedizione che non ha confini. Siete stati, per lui, l’abbraccio di Dio sulla terra. Non lasciate che il senso di colpa vi morda. Quel veleno non appartiene alla vostra storia. Dio vi assolve, vi abbraccia e vi libera. Non c’è nulla che avreste potuto fare per impedire che la prova arrivasse; la vostra unica, splendida colpa è stata quella di aver amato troppo. E l’amore non è mai un errore.
Benjamin era un ragazzo che sapeva cosa significasse l’offerta. Ricordate quel momento in cui, a soli quindici anni, sentendo la sofferenza del suo amato zio William, offrì il suo intero salvadanaio? Non lo fece per vanto, non lo ruppe, non cercò applausi. Fu un gesto puro, un atto di quella carità che non calcola. In quel desiderio di donare tutto, Ben aveva già compreso il segreto della Croce: che la vita non si possiede, si dona. Il suo sogno di creare una 'con chim airlines', quel desiderio di volare che lo portava a guardare gli aerei con il suo papà, era in fondo il desiderio di un’anima che anelava all’infinito. Ora, quel volo si è compiuto. Ben è arrivato alla meta. E da lassù, continua a guardare verso di voi, non con la tristezza di chi è lontano, ma con la gioia di chi è finalmente, pienamente a casa.
Ryan, fratello caro, tu sei il custode di questa eredità. Non pensare di dover portare il peso del mondo sulle tue spalle. Quando la tua strada ti sembrerà in salita, quando ti sentirai solo, ricorda che hai un fratello che ti conosce meglio di chiunque altro, che ti sorride e che ti sostiene. Il vostro legame non è un ricordo del passato; è una realtà presente, viva, che si nutre dell'amore di Dio. Non aver paura di essere felice, di sognare, di vivere pienamente. Benjamin vive attraverso di te, e ogni tuo sorriso è un piccolo, prezioso tributo alla sua memoria.
La Croce è anche il luogo dove Maria, la Madre, sta in piedi. Lei non è fuggita. Lei è rimasta lì, sotto il legno, con il cuore trafitto ma non spezzato. Lei sa cosa significa perdere un figlio. Lei sa cosa significa il silenzio di un corpo che non risponde più. A lei, Thao, affida ogni tua lacrima. Lei le raccoglie tutte, le trasforma in preghiera e le porta al Figlio. Non cercare di essere forte da sola. Lasciati tenere per mano dalla Madre di Dio.
Oggi, vi chiedo di portare fuori da questa porta un impegno piccolo, quasi invisibile, come il gesto di Ben con il suo salvadanaio. Non deve essere nulla di grande. Può essere un sorriso regalato a qualcuno che sembra stanco, un piccolo gesto di gentilezza fatto in segreto, una preghiera sussurrata per un altro bambino che soffre. Ogni volta che fate un gesto di amore, state facendo sì che la vita di Benjamin continui a scorrere come acqua fresca in un deserto. Quel pozzo che avete dedicato in Vietnam, quel 'Giếng Gioan Baotixita' che disseta chi ha sete, è il segno che l'amore di Ben non si è esaurito. Continua a dare vita. Continua a dissetare.
Non abbiate paura di guardare la Croce. Non è il simbolo della fine, ma il segno che l’amore di Dio è più forte di ogni veleno, di ogni malattia, di ogni separazione. Benjamin è al Banchetto del Cielo. È sano, è felice, è radioso. E aspetta. Aspetta il momento in cui, nel tempo di Dio, sarete di nuovo insieme, in una terra dove non ci sarà più né pianto, né lutto, né dolore. Fino a quel giorno, camminate con la certezza che non siete soli. Gesù, il Crocifisso Risorto, cammina accanto a voi, passo dopo passo, portando con voi il peso che a volte vi sembra troppo grande. Benjamin è la vostra luce, e Dio è la vostra roccia. Siate in pace, perché l'amore che vi unisce è eterno.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore vi benedica e vi custodisca, faccia splendere il suo volto su di voi e vi doni la sua pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.