Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Iniziamo questo momento di preghiera accogliendo la presenza del Signore che cammina con noi anche nei sentieri più bui.
Signore, che scruti i nostri cuori e conosci ogni nostra ferita, abbi pietà di noi. Cristo, la cui parola ha il potere di scacciare le tenebre e donare la pace, abbi pietà di noi. Signore, che sollevi chiunque cade e sostieni chi è curvo sotto il peso del dolore, abbi pietà di noi.
C’è un momento particolare, un’esperienza che forse molti di noi hanno vissuto da bambini o accanto a un bambino. Ci si ferma ai bordi di una recinzione, vicino a una pista d’atterraggio. Il vento soffia forte sul viso, portando con sé l’odore tipico del carburante e della terra bagnata. E poi, all’improvviso, si sente un rombo profondo che vibra nel petto prima ancora che nelle orecchie. Un gigante di metallo, una massa enorme che secondo le leggi della pura gravità dovrebbe rimanere incollata al suolo, comincia a correre. Accelera, sfida la terra e, in un istante che sembra quasi miracoloso, si stacca dal suolo. Sale. Taglia le nuvole, diventa piccolo, fino a scomparire nell’azzurro immenso del cielo. Chiunque guardi quella scena, specialmente con gli occhi pieni di meraviglia di un ragazzo, non può fare a meno di rimanere colto da un senso di stupore. Come fa qualcosa di così pesante a volare? Come può vincere la forza che ci tiene tutti legati a terra?
La risposta non sta in ciò che si vede, ma in ciò che non si vede. Non sono solo i motori a fare il miracolo; è l’aria. È quel flusso invisibile, quella pressione che si crea sotto le ali, quel sostegno impercettibile ma potentissimo che spinge verso l’alto. L’aereo vola perché si affida a qualcosa che non si vede, ma che c’è. Si affida alla dinamica invisibile del vento.
Teniamo stretta questa immagine del volo e del soffio invisibile che solleva ciò che è pesante. Sarà il nostro filo conduttore oggi. Perché la nostra vita spirituale, e soprattutto il nostro cammino attraverso il dolore, assomiglia incredibilmente a questo mistero. Da soli, sotto il peso delle nostre sofferenze, siamo come quel metallo pesante: destinati a rimanere a terra, schiacciati dalla gravità della tristezza. Ma c’è un soffio invisibile, lo Spirito di Dio, che ha il potere di sollevarci, di portarci oltre le nuvole della nostra comprensione umana, per farci respirare l’aria pulita del Cielo.
Ma oggi, prima di cercare una consolazione facile, dobbiamo dire la verità.
Dobbiamo avere il coraggio di sostare in quel luogo dove fa male, senza fretta di fuggire.
Sono passati circa due mesi da quel 13 giugno 2026. Sessanta giorni.
Per chi guarda dall’esterno, due mesi possono sembrare un tempo sufficiente per «andare avanti», come dice spesso il mondo con una fretta che manca di rispetto al dolore. La gente torna alle proprie occupazioni, le telefonate si diradano, i messaggi diminuiscono. Ma per voi, Alan e Thao, e per te, Ryan, questi due mesi non sono stati un tempo di guarigione rapida; sono stati il tempo in cui l’assenza ha cominciato a farsi sentire in tutta la sua cruda realtà. Lo shock iniziale ha lasciato spazio alla quotidianità del vuoto.
La verità è che la casa ha un silenzio che fa rumore. La camera di Benjamin è lì, con i suoi libri, i suoi appunti di tecnologia, ma manca il suo respiro, manca la sua presenza fisica. Quel posto vuoto a tavola non è solo una sedia non occupata; è una ferita aperta tre volte al giorno. È il dolore onesto di un padre che non può più scambiare uno sguardo d’intesa con il suo primogenito, di una madre che sente le braccia disperatamente vuote, di un fratello minore che ha perso il suo punto di riferimento, la sua spalla, il suo compagno di giochi e di sogni.
In questo silenzio così denso, le domande si fanno giganti. E la domanda più terribile, quella che spesso si nasconde dietro i respiri spezzati della notte, è quella che cerca una colpa. Ci si chiede: «Abbiamo fatto tutto? Abbiamo capito in tempo? C’era un medico diverso da consultare, una terapia diversa da tentare, un segnale che abbiamo ignorato?». È un peso invisibile che si aggiunge al peso già enorme della perdita. È il tentativo della mente umana di trovare una logica là dove la logica umana fallisce miseramente.
Ascoltatemi bene, vi prego. Lasciate che queste parole scendano come un balsamo sulle vostre anime stanche.
La malattia che ha portato via il vostro Benjamin non è mai, mai stata una punizione di Dio. Non è il risultato di un errore umano, di una vostra disattenzione, o di qualcosa che avreste potuto fare diversamente. Voi non avete mancato in nulla. Siete stati genitori straordinari, custodi d’amore tenerissimi che hanno protetto, curato e amato Benjamin con ogni singola fibra del proprio essere. Certe tempeste arrivano nella nostra vita terrena come venti misteriosi e devastanti, del tutto al di fuori del nostro controllo umano.
Ricordate ciò che Gesù ha risposto ai discepoli che gli chiedevano di chi fosse la colpa della sofferenza di quell’uomo: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori».
Non portate sulle vostre spalle il peso di un senso di colpa che non vi appartiene. Voi avete dato a Ben tutto l’amore che un essere umano può dare. Lo avete accompagnato fino alla soglia del Cielo con una dedizione che ha reso la sua vita terrena, pur breve, un capolavoro di sicurezza e di calore. Siete liberi da ogni dubbio. Dio non vi accusa; Egli piange con voi, raccoglie ogni vostra lacrima e vi tiene stretti in questo tempo di deserto, sussurrandovi che avete fatto tutto il possibile, e lo avete fatto con un amore immenso.
E qui avviene la svolta della nostra fede. Qui il Vangelo irrompe come una luce improvvisa in una stanza buia.
Nel Vangelo di oggi, vediamo Gesù che scende a Cafàrnao. Insegna di sabato, e la gente è colpita. Perché? Perché «la sua parola aveva autorità». Non era come la parola degli scribi, che ripetevano nozioni imparate a memoria. La parola di Gesù ha una forza intrinseca, una potenza che crea ciò che pronuncia. E quando si trova davanti all’uomo tormentato dallo spirito impuro, Gesù non usa giri di parole. Non fa discorsi teorici sul male. Dice semplicemente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio esce, lasciando l’uomo sano e salvo.
Che cos’è questa autorità? È la stessa forza che ha creato l’universo. È la parola che dice «Sia la luce» e la luce fu. È la parola che comanda alla tempesta di calmarsi, al mare di placarsi, e alla morte di fare un passo indietro. Questa autorità non è una violenza che schiaccia; è un potere che libera. È la forza di un amore così grande che non può tollerare che l’essere umano rimanga prigioniero delle tenebre.
San Paolo, nella prima lettura, ci spiega l’origine di questa forza. Ci dice che noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio. E aggiunge una frase straordinaria: «Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio». L’uomo lasciato alle sue sole forze, l’uomo naturale, non può comprendere queste cose. Per lui sono follia. Chi ragiona solo con la logica della terra vede nella morte di un ragazzo di quindici anni solo una tragedia assurda, una fine senza senso, un fallimento della vita. Ma chi è mosso dallo Spirito, chi ha «il pensiero di Cristo», comincia a vedere con occhi diversi. Comincia a intuire che c’è una profondità che sfugge alla nostra vista terrena.
Benjamin, il vostro caro Ben, era un ragazzo che possedeva in modo straordinario questa doppia capacità. Da un lato, aveva una mente analitica, logica, brillante. Una mente capace di scrutare i segreti della tecnologia, di comprendere la matematica complessa, di muoversi con disinvoltura tra i codici di programmazione. Era affascinato dalla precisione delle macchine, dalla logica dei sistemi. Ma dall’altro lato, Ben aveva un cuore che non si lasciava imprigionare dalla fredda logica dei numeri. Aveva una sensibilità spirituale, un’empatia profonda che lo rendeva incredibilmente dolce e attento agli altri.
E qui voglio richiamare quell’immagine del volo che abbiamo evocato all’inizio.
Ben aveva una passione immensa per l’aviazione. Amava i grandi aerei commerciali, in particolare il Boeing 737. Una delle gioie più grandi che condivideva con te, papà Alan, era l’airport spotting. Fermarsi nei pressi degli aeroporti delle città che visitavate, durante i vostri viaggi, semplicemente per guardare gli aerei decollare e atterrare. C’era in lui la curiosità scientifica di capire come quelle macchine potessero volare, ma c’era anche lo stupore poetico di chi vede nel volo un simbolo di libertà, di superamento dei limiti.
Vi ricordate quando, con quel suo sorriso contagioso e quegli occhi che brillavano di pura gioia, vi parlava del suo sogno di fondare una sua compagnia aerea? La chiamava, con quel pizzico di ironia dolce e fanciullesca che lo caratterizzava, «con chim airlines» — la compagnia degli uccellini. E ogni volta che pronunciava quel nome, rideva, faceva quel suo risolino sommesso che riempiva la stanza di calore.
In quel sogno della «con chim airlines», in quella risata per un’idea così semplice eppure così alta, c’era tutta la purezza di Benjamin. Un ragazzo che, pur avendo la testa capace di comprendere l’intelligenza artificiale e le infrastrutture cloud, manteneva l’anima leggera di un bambino che vuole solo far volare gli uccellini nel cielo. Era il segno che Ben non apparteneva solo alla logica della terra; apparteneva già, in qualche modo, alla leggerezza del Cielo.
Oggi, la Parola di Dio ci dice che Benjamin ha finalmente preso il volo su quella linea aerea invisibile che è lo Spirito di Dio. Non ha più bisogno di guardare i Boeing 737 da dietro una recinzione. Ora vola più alto di qualsiasi aereo umano. Ha superato la barriera delle nuvole, ha vinto la forza di gravità della sofferenza e della malattia, ed è entrato in quel cielo dove non ci sono più lacrime, né dolore, né affanno.
Lui ora si trova al Banchetto del Cielo. E non è solo. Immaginiamolo accanto a un altro giovane che, come lui, ha saputo unire una mente geniale per la tecnologia a un cuore colmo d’amore per Dio: il giovane San Carlo Acutis. Entrambi partiti a quindici anni, entrambi appassionati della vita e del futuro, entrambi capaci di guardare oltre lo schermo del computer per vedere il volto del Creatore. Immaginiamoli insieme, questi due ragazzi straordinari, mentre corrono sulle praterie del Cielo, liberi, forti, felici. E da lì, uniti in una preghiera incessante, intercedono per i medici, per i ricercatori, perché si possa trovare una cura definitiva per la leucemia, affinché nessun altro ragazzo debba interrompere il suo volo terreno e nessuna famiglia debba portare una croce così pesante.
E mentre Ben vola alto, il suo amore continua a scorrere qui sulla terra, lasciando tracce concrete di vita. Come quel pozzo d’acqua pura dedicato a suo nome a Cà Mau, in Vietnam — il «Giếng Gioan Baotixita». Il suo secondo nome, Đại Dương, significa «Grande Oceano». E oggi, quell’oceano di dolcezza si è fatto sorgente d’acqua fresca per chi ha sete. È la dimostrazione che l’amore non muore; cambia solo forma, diventa dono che disseta, vita che continua a fiorire nel silenzio.
Alan, Thao, so che il vostro cuore sanguina. So che ci sono momenti in cui vi sembra di non avere più aria nei polmoni. Ma vi supplico: non lasciatevi schiacciare dalla gravità del dolore. Quando sentite che state per cadere, ricordatevi che il Signore «sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto». E ricordatevi che dovete continuare a camminare, con coraggio, per Ryan.
Ryan ha bisogno di voi. Ha bisogno di vedere che la speranza è più forte della morte. Ha bisogno del vostro amore per crescere sereno, per spiegare a sua volta le ali verso il suo futuro. E tu, caro Ryan, sappi che tuo fratello Benjamin è fiero di te. Non ti ha lasciato solo. Ogni volta che guardi il cielo, ogni volta che affronti una sfida, sappi che lui è lì, come un copilota invisibile, che ti sussurra di non avere paura, che fa il tifo per te con quel suo sorriso splendido.
Vorrei rivolgermi anche a tutti coloro che ci seguono da lontano, a chi porta nel cuore una ferita simile, a ogni famiglia che sta salendo il Calvario della malattia di un figlio. Non siete soli in questa tempesta. Sotto la croce c’è Maria, la Madre che ha visto il proprio Figlio morire e ne ha accolto il corpo ferito. Lei conosce ogni vostra lacrima, custodisce il vostro dolore e vi promette che la morte non è l’ultima parola. La parola di Cristo, che ha autorità e potenza, ha già decretato la sconfitta finale della morte.
Qual è, allora, la cosa che possiamo portare fuori da questa porta oggi? Quale piccolo gesto concreto possiamo custodire nel cuore per vivere secondo lo spirito di Benjamin?
Fate questo: oggi, o nei prossimi giorni, quando uscite di casa, fermatevi un istante.
Alzate gli occhi al cielo. Cercate con lo sguardo un uccello in volo, una nuvola che si muove veloce, o la scia bianca di un aeroplano che attraversa l’azzurro.
Fermatevi a guardarlo per un minuto, in silenzio.
E in quel minuto, fate un respiro profondo. Lasciate che l’aria riempia i vostri polmoni e dite nel segreto del vostro cuore: «Signore, io non posso comprendere tutto con la mia mente, ma mi fido del tuo Spirito. Solleva il mio cuore pesante. Fa’ che io possa respirare la tua pace, sapendo che Benjamin è custode del mio cammino e vola per sempre nella tua luce».
Questo piccolo sguardo verso l’alto sarà il vostro modo di dire di sì alla vita, di rifiutare la disperazione e di rimanere uniti a Benjamin, in attesa del giorno in cui ci ritroveremo tutti insieme, lassù, dove non ci saranno più confini, ma solo il volo infinito dell’amore.
La Vergine Maria, Madre della Consolazione, custodisca i vostri passi, asciughi le vostre lacrime e vi doni la sua pace. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. E le anime dei nostri fedeli defunti, in particolare del nostro caro Benjamin, per la misericordia di Dio, riposino in pace. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.