Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Cari fratelli e sorelle, siamo riuniti oggi per celebrare la Parola di Dio e per affidare al Signore le nostre intenzioni e le nostre vite.
Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison.
Cari fratelli e sorelle, "figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Esse vanno dicendo: Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è morta, noi siamo perduti". Queste parole del profeta Ezechiele, ascoltate poc'anzi nella prima lettura, risuonano con una forza particolare nel cuore di chi porta il peso di una perdita. Nove settimane fa, il nostro Benjamin, il nostro Ben, è tornato alla casa del Padre. E il silenzio che ha lasciato è assordante. Ci siamo ritrovati, come la casa d'Israele davanti a quelle ossa aride, a chiederci: "Può questa speranza tornare a vivere? Può questo vuoto essere colmato?".
Ezechiele si trova in una valle piena di ossa secche. Un'immagine potente di desolazione, di morte, di speranza perduta. Il Signore lo fa camminare in mezzo a quelle ossa, per fargli vedere quanto è grande la desolazione. E poi gli pone una domanda diretta, quasi brutale: "Figlio dell'uomo, queste ossa possono tornare a vivere?". Ezechiele, con una saggezza che nasce dal riconoscimento dei propri limiti e dalla fede, risponde: "Signore Dio, tu lo sai".
Quante volte anche noi ci siamo sentiti così, davanti al mistero della sofferenza, davanti all'assenza che ci ha colpito. "Signore Dio, tu lo sai". Noi non possiamo capire, noi non possiamo risolvere, noi non possiamo riportare indietro ciò che è stato tolto. Possiamo solo, con un filo di voce tremante, affidarci a Colui che è la Vita stessa.
Eppure, il Signore non si ferma alla desolazione. Non ci lascia a contemplare solo le ossa secche. Ci chiede di profetizzare. Ci chiede di parlare a quelle ossa, di dire loro: "Ossa aride, ascoltate la parola del Signore!". E poi fa qualcosa di incredibile: "Ecco, io immetterò in voi il respiro, e voi tornerete in vita".
Ezechiele profetizza, e accade un rumore. Le ossa si muovono, si uniscono, si ricompongono. Vediamo tendini, carne, pelle. Ma manca ancora qualcosa. Manca il respiro, manca lo spirito. E allora il Signore dice ancora: "Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell'uomo, e di' allo spirito: Così dice il Signore Dio: Vieni dai quattro venti, o spirito, soffia su questi morti, perché ritornino in vita!".
E quando Ezechiele profetizza allo spirito, lo spirito entra in loro, essi ritornano in vita e si alzano in piedi. Un esercito immenso. Un'immagine di resurrezione, di vita che trionfa sulla morte, di speranza che rinasce dove sembrava essersi spenta ogni possibilità.
Il Signore dice a Ezechiele: "Queste ossa sono tutta la casa d'Israele". E noi, oggi, possiamo dire che queste ossa siamo anche noi, a volte. Siamo noi quando ci sentiamo svuotati, quando la speranza sembra essersi ritirata, quando ci diciamo: "La nostra speranza è morta, noi siamo perduti". Ma il Signore ci dice: "Io aprirò le vostre tombe, vi farò risalire dalle vostre tombe, o mio popolo". La promessa è chiara: Dio interviene, Dio ridona vita, Dio ci riporta alla Sua terra, alla Sua casa.
Il Signore ci promette: "Io immetterò in voi il mio spirito e voi vivrete". Questo è il cuore della promessa divina. Non è un semplice ritorno alla vita fisica, ma una vita nuova, animata dallo Spirito di Dio. E questo Spirito, cari amici, è ciò che ci rende capaci di amare, di sperare, di vivere pienamente.
E qui, nel Vangelo, Gesù ci indica la via per vivere questa vita nuova, per essere quell'esercito vivo che il Signore desidera. Un dottore della Legge, per metterlo alla prova, gli chiede: "Maestro, qual è il comandamento più grande della Legge?". E Gesù non esita. Non dà una risposta complicata, non cita mille cavilli legali. Dà due comandamenti, che sono uno solo, perché si illuminano a vicenda: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente. Questo è il più grande e il primo comandamento. Il secondo è simile al primo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti".
Guardate, cari genitori di Ben, Alan e Thao, e tu, caro fratellino Ryan. Guardate questa immagine: la valle delle ossa aride che tornano a vivere grazie allo Spirito di Dio, e i due comandamenti che ci insegnano come vivere questa vita nuova. Ben, il nostro Benjamin, ha vissuto la sua breve vita con una purezza di cuore che ci indica proprio questa via.
Ricordate quando suo padre ha raccontato quel sogno? Un sogno in cui Ben, così in salute, chiedeva: "Papà, perché mi succede questo?". E lui, il papà, lo abbracciava forte, sentendo la sua sofferenza. E Ben, pur con un accenno di pianto, diceva: "Non preoccupatevi, vi guarderò sempre". Un figlio che, anche nel momento più buio, pensa a rassicurare i suoi genitori, a dire che ci sarà. Questo è amore. Amore che non muore, amore che si trasforma, amore che, come lo Spirito di Dio, continua a soffiare vita dove c'è dolore.
Ben aveva una mente brillante, una curiosità che lo spingeva a esplorare mondi complessi, l'intelligenza artificiale, la tecnologia. Ma ciò che davvero risplendeva in lui era la sua gentilezza. La sua capacità di amare profondamente. Ricordate quel gesto, così semplice eppure così potente, quando a quindici anni, senza che nessuno glielo chiedesse, disse di voler dare tutto il suo salvadanaio per aiutare lo zio William? Non era un calcolo, non era un dovere. Era il suo cuore che parlava, un cuore che, come ci dice Ezechiele, non era arido, ma pronto a ricevere e a donare lo Spirito di Dio. Un cuore che amava il suo prossimo, come se stesso, come dice Gesù.
Quel salvadanaio, che lui offrì senza esitare, è come una piccola valle di ossa aride che riceve il primo soffio di spirito. È un gesto che ci mostra come Ben incarnava quella promessa di Dio: "Io immetterò in voi il mio spirito". Il suo spirito era già lì, pronto a farlo amare, pronto a farlo donare.
E pensiamo ancora a lui, al suo sorriso, alla sua risata piena di gioia, ai suoi occhi che brillavano quando parlava di cose che amava, come gli aerei. O quando, con il suo fratellino Ryan, condivideva momenti di gioco, di complicità. Erano questi i suoi "tesori". E il Signore ci dice: "Non accumulatevi tesori sulla terra... ma accumulatevi tesori in cielo". Ben, nel suo modo di essere, ha vissuto questo. La sua gioia, la sua gentilezza, il suo amore per voi, per la sua famiglia, per il mondo che esplorava con occhi meravigliati, questi erano i suoi tesori. E questi tesori non li ha accumulati per sé, ma li ha vissuti pienamente, donandoli a chi gli stava accanto.
Cari Alan e Thao, caro Ryan, e voi tutti che amavate Benjamin. La vostra croce è pesante, lo sappiamo. La valle di ossa aride è reale, il silenzio è assordante. Ma non siete soli. Il Signore vi parla oggi attraverso Ezechiele: "Io aprirò le vostre tombe e vi farò risalire". E attraverso Gesù: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". L'amore che avete dato a Ben, l'amore che lui vi ha donato, è il segno più potente che lo Spirito di Dio è all'opera nelle vostre vite.
Non lasciate che il dolore vi faccia dire: "La nostra speranza è morta". Il Signore vi dice: "Io immetterò in voi il mio spirito e voi vivrete". E questo vivere significa amare. Amare Dio sopra ogni cosa, e amare chi ci è stato donato, come Ben ha amato voi, e voi lui.
Ricordate quel gesto di Ben, pronto a donare tutto ciò che aveva per aiutare suo zio. Quel gesto non è stato un'illusione, non è stato un sogno infranto. È stato il segno di un cuore vivo, di un cuore che già possedeva lo spirito di Dio. E quel cuore, ora, riposa nella pace eterna, dove non ci sono più ossa aride, ma vita in abbondanza, dove i comandamenti dell'amore sono vissuti nella loro pienezza perfetta.
Il Signore ci ha promesso: "Io immetterò in voi il mio spirito". Accogliamo questa promessa. Lasciamo che lo Spirito di Dio rinnovi i nostri cuori, che ci renda capaci di amare come Ben ha amato, che ci dia la forza di guardare avanti, sapendo che l'amore non muore mai. Che il Signore, che ha dato il suo Spirito per ridare vita, vi benedica e vi custodisca sempre. Amen.
For the intentions entrusted to Ben on our prayer wall:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Che il Signore ci benedica, ci custodisca da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.
✝ Dio onnipotente vi benedica: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.